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  • 'Un bar deve essere un’abitudine'

    La storia di due fratelli e di un bar che fa parte della città Marco (75) e Franco (80) Ruggieri Caffè Europa, un luogo familiare nel cuore di Sulmona Sul Corso Ovidio, vicino alla piazza centrale di Sulmona, si trova un caffè dove il tempo non si è fermato, ma non si è nemmeno imposto con forza. Il Caffè Europa non è un bar retrò accuratamente allestito, né un locale che cerca di presentarsi come «autentico» con foto storiche e scritte nostalgiche. Il caffè è semplicemente autentico. Nel corso degli anni è stato adattato dove necessario, ma è rimasto in gran parte ciò che è da decenni: un luogo di ritrovo familiare per gli abitanti di Sulmona. Dietro al bancone ci sono i fratelli Francesco Paolo – Franco – e Marco Ruggieri. Franco ha ottant’anni, Marco settantacinque. Lavorano qui fin da quando erano ragazzi. Nel 1964 il locale passò nelle mani della loro famiglia, ma l’edificio e l’attività di ristorazione sono più antichi. L’edificio fu completato negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale da Caroselli, dopo che i lavori erano stati interrotti durante la guerra. Quando la famiglia Ruggieri rilevò il locale, i fratelli erano ancora giovani. Marco aveva circa dodici anni. Anche la loro sorella all’inizio dava una mano nell’attività, finché non si sposò e in seguito iniziò a svolgere mansioni amministrative presso l’azienda sanitaria locale. Franco e Marco rimasero. All’inizio non era detto che fosse una scelta per tutta la vita. Finché la famiglia avesse affittato l’immobile, in teoria avrebbero potuto smettere. Ma quando i fratelli acquistarono il caffè negli anni Ottanta, le cose cambiarono. «Allora ci siamo davvero assunti un impegno», racconta Franco. Da quel momento in poi era chiaro che il Caffè Europa avrebbe continuato a determinare le loro vite. Quasi immutato Chi entra nel caffè non vede un interno arredato in modo da sembrare antico. Molto è davvero antico. La disposizione è rimasta in gran parte la stessa e anche parti del pavimento, dei rivestimenti delle pareti e dell’arredamento risalgono ancora a periodi precedenti. È proprio questo che mi affascina. In molte città italiane, caffè di questo tipo stanno lentamente scomparendo o vengono trasformati in bar moderni con un arredamento che potrebbe benissimo trovarsi a Milano, Amsterdam o New York. Il Caffè Europa, al contrario, è indissolubilmente legato a Sulmona. Il fatto che il locale abbia conservato il suo carattere originario non significa che Franco e Marco non se ne occupino più. Al contrario: nonostante l’età, continuano a investire nell’attività. Dietro il bancone vero e proprio si trovano diverse sale, tra cui alcune sale da biliardo. Una di queste sale è attualmente in fase di restauro. Un tempo lì non si giocava solo a biliardo, ma anche molto a carte. Le sale da biliardo hanno costituito a lungo un mondo a sé stante. Si giocava sul serio e in passato vi si esibì persino un famoso giocatore di biliardo. All’epoca, giocatori del genere andavano di locale in locale per dare dimostrazioni. Un locale dotato di un tavolo da biliardo adeguato metteva a disposizione il proprio spazio, i visitatori pagavano l’ingresso e venivano ad ammirare le abilità del campione. Oggi si gioca ancora, anche se le abitudini sono cambiate. Il biliardo tradizionale richiede molta tecnica e concentrazione; forme di gioco più semplici sono diventate popolari tra un pubblico più ampio. Anche il divieto di fumare ha avuto delle conseguenze. Un giocatore di biliardo poteva uscire un attimo tra un turno e l’altro, spiega Franco. Per i giocatori di carte era diverso: spesso rimanevano seduti per ore attorno allo stesso tavolo. Quando non fu più consentito fumare all’interno, molti smisero di frequentare i locali. Inoltre, i frequentatori abituali sono invecchiati e alcuni sono venuti a mancare. Così, le sale hanno gradualmente perso parte della loro funzione originaria. Tuttavia, i fratelli non le lasciano andare in rovina. Il restauro dimostra proprio che, nonostante l’incertezza sul futuro, credono ancora nel caffè. George Clooney a un tavolino vicino al bancone Il Caffè Europa si è guadagnato anche un modesto posto nella storia del cinema. Nel locale sono state girate alcune scene di The American, il film del 2010 del regista olandese Anton Corbijn, con George Clooney e l’attrice olandese Thekla Reuten. Durante le riprese, George Clooney non era seduto a un tavolo da biliardo, ma a un normale tavolino all’interno, vicino al bancone. Solo al termine delle riprese la troupe cinematografica si è accorta che nell’inquadratura era visibile una pagina sbagliata del giornale. Per evitare di dover rigirare l’intera scena a Sulmona, il tavolino è stato portato a Cinecittà, a Roma. Lì è stato possibile rigirare una parte della scena con la pagina del giornale corretta. È proprio il tipo di aneddoto che ben si addice al Caffè Europa. Una troupe cinematografica internazionale con una star mondiale si è fermata lì, un semplice tavolino ha poi viaggiato fino a Cinecittà – e in seguito, nel locale, la vita è tornata alla normalità. L'angolo del Caffè dove si trovava George Clooney in *The American* Un'azienda a conduzione familiare Franco e Marco non hanno compiti rigidamente definiti. Entrambi stanno dietro al bancone, servono i clienti e fanno ciò che è necessario in quel momento. «Siamo intercambiabili», racconta Franco. «Ormai ognuno sa cosa deve fare». A loro dire, litigano raramente. Conoscono troppo bene l’attività e si conoscono troppo bene l’un l’altro. Quando chiedo chi dei due sia il più severo, le risposte, con una punta di umorismo, puntano soprattutto verso Franco. Marco sembra considerarsi piuttosto il più paziente dei due. Il bar ha sempre determinato la vita di tutta la famiglia. Entrambi i fratelli hanno diversi figli e ormai anche molti nipoti. Anche la loro sorella ha figli e nipoti. Di discendenti non mancano certo, ma resta da vedere se qualcuno della generazione successiva vorrà davvero portare avanti l’attività. I figli hanno il proprio lavoro e la propria vita, a volte fuori da Sulmona. Chi rileva un bar come questo, inoltre, non si limita a rilevare un’attività, ma anche uno stile di vita. Le giornate lavorative sono lunghe. Di norma il bar è chiuso il giovedì, ma nei periodi di maggiore affluenza, come l’estate e i giorni intorno a Natale e Pasqua, anche quel giorno libero può venire meno. Durante i grandi eventi in città servono tutte le mani disponibili. Secondo Franco, un bar come il Caffè Europa non può essere gestito senza il sostegno di una famiglia. Ci deve sempre essere qualcuno pronto a dare una mano: un fratello, la moglie, il compagno o un altro familiare. Questo complica la questione della successione. Vendere sarebbe relativamente semplice, dice Franco. Affittare è più rischioso. In quel caso non si sa se qualcuno chiuderà il bar già dopo un anno o ne cambierà completamente il carattere. Solo se si presentasse una soluzione davvero affidabile e duratura, questa potrebbe essere una possibilità. Il bar e la città La storia del Caffè Europa è anche la storia di Sulmona negli ultimi sessant’anni. Franco ricorda la grave crisi economica della fine degli anni Sessanta. Se ne andarono soprattutto molti giovani. Alcuni raggiunsero i parenti che già vivevano in Australia, in Venezuela o negli Stati Uniti. In seguito la situazione cambiò. Sorsero nuove aziende, la costruzione delle autostrade rese la città più accessibile e si aprirono nuove opportunità di lavoro. Una parte degli emigranti fece ritorno e anche persone provenienti da fuori si stabilirono a Sulmona. Franco non si limitò a seguire questi sviluppi da dietro il bancone del bar. Fu anche attivo nella vita pubblica. Per un certo periodo fu assessore comunale di Sulmona e per anni rappresentò il settore della ristorazione locale. Ricorda ancora il periodo in cui i bar dovevano rispettare rigidi orari di apertura. Anche quando la sera non c’era più nessun cliente, alcuni locali dovevano rimanere aperti fino a mezzanotte. Insieme ad alcuni colleghi, ne discusse con il prefetto. Per i bar situati fuori dal centro più affollato, infatti, non aveva molto senso rimanere aperti per ore quando non arrivava nessuno. All’epoca, inoltre, i locali pubblici avevano una funzione più ampia. Non solo servivano caffè e aperitivi, ma dovevano anche mettere a disposizione del pubblico un telefono e i servizi igienici. Un bar era, in un certo senso, anche un servizio pubblico. Primi ministri, attori e un ex professore Grazie alla posizione sul Corso Ovidio, vicino alla piazza centrale e al teatro, Franco e Marco hanno accolto nel corso degli anni innumerevoli visitatori famosi. Franco cita diversi politici italiani che sono stati primi ministri, tra cui Giovanni Spadolini, Bettino Craxi e Giuseppe Conte. Spadolini, del resto, non lo conosceva solo come politico: era anche uno dei suoi professori all’università. Inoltre, il locale è stato frequentato da molti attori famosi. Di conseguenza, nel corso degli anni i fratelli hanno avuto modo di conoscere da vicino numerose celebrità. Tuttavia, non sono questi ospiti illustri a determinare il carattere del Caffè Europa. A farlo sono le persone che vi tornano ogni giorno o ogni settimana. Lo stesso caffè dal 1991 Quando chiedo cosa renda speciale un bar come il loro, Franco risponde senza esitare: «Il caffè è il nostro biglietto da visita». Il caffè che servono proviene dalla Torrefazione Caffè Krifi di Ferrara. Marco mi mostra un attestato che l’azienda ha ricevuto nel 2021 in occasione del sessantesimo anniversario della torrefazione. Nell’attestato si ringrazia Caffè Europa perché, a quel tempo, era già cliente da oltre trent’anni. La scelta del marchio fu fatta dal padre intorno al 1991. Le sue istruzioni erano chiare: non dovevano più cambiare. I fratelli si sono attenuti a questa regola. Il certificato non è appeso in bella vista sulla facciata come strumento di marketing. Marco lo tira fuori perché stiamo parlando della storia del bar e del caffè. Anche questo è in linea con lo spirito del locale: la continuità non viene propagandata come un concetto, ma è semplicemente parte della vita quotidiana. Naturalmente, un buon caffè da solo non basta. Secondo i fratelli, il gestore di un bar deve saper rapportarsi con ogni tipo di persona. Bisogna sapersi adattare, ascoltare e, soprattutto, avere pazienza. Dietro al bancone si incontra l’intera società. Alcuni clienti vengono qui da più di cinquant’anni. Alcuni sono ormai così anziani da non poter più recarsi al bar da soli. Eppure, nel periodo di Pasqua o a Natale, si fanno ancora accompagnare dai familiari per bere insieme un aperitivo e brindare. Il ricordo più bello di Marco non è quindi un evento particolare o un avventore famoso. Pensa soprattutto al periodo in cui lavorava qui insieme a suo padre e a sua madre. Solo alla fine della nostra conversazione aggiunge un dettaglio personale: anche sua moglie l’ha conosciuta al Caffè Europa. Tango sotto il portico I fratelli non cercano di mantenere la loro attività solo come ricordo del passato. All’interno e nei dintorni del caffè vengono organizzate anche attività, tra cui serate di tango argentino. Quest’anno, però, per il momento non è possibile tenerle. Il pavimento del passaggio coperto davanti al caffè, il portico, è danneggiato. Ciò rappresenta un pericolo soprattutto per i ballerini, che fanno scivolare i piedi sul pavimento. Franco spera che il Comune faccia riparare il pavimento durante la stagione più fredda. Il portico ha una storia giuridica particolare. Al momento della costruzione del complesso, fu concordato che questo spazio non potesse essere completamente chiuso. Alla sua estremità, infatti, si trova l’ingresso al teatro. Il passaggio doveva rimanere accessibile al pubblico. In cambio, il Comune ha determinati obblighi in materia di manutenzione. È uno di quei dettagli che dimostrano quanto il caffè sia intrecciato con lo spazio urbano. Il Caffè Europa non è un’attività chiusa dietro una porta d’ingresso, ma fa parte del percorso attraverso la città: dal Corso al teatro, dalla piazza a casa. Tango-avond in de portico rondom het Caffè Un locale come questo ha ancora un futuro? Alla domanda se un bar tradizionale come il Caffè Europa abbia ancora un futuro, Franco risponde in modo sorprendentemente cupo. «Onestamente: no.» Non perché la gente non beva più caffè o non ami più andare al bar, ma perché quasi nessuno è più disposto a dedicare completamente la propria vita a un’attività del genere. Il lavoro è duro, le giornate sono lunghe ed è difficile trovare personale qualificato. Un tempo c’erano camerieri professionisti che esercitavano lo stesso mestiere per vent’anni o più. Oggi, secondo Franco, spesso si tratta di giovani che lavorano temporaneamente nel settore della ristorazione, ad esempio per guadagnare i soldi per una vacanza. Sono meno propensi a considerarlo un mestiere per tutta la vita. È un fenomeno che si osserva in molte località italiane. Il bar tradizionale rimane amato, ma il modello lavorativo su cui si basava – una famiglia presente praticamente sempre – sta lentamente scomparendo. Eppure al Caffè Europa non si respira un’aria di rassegnazione. I fratelli stanno restaurando la sala da biliardo, curano la qualità del loro caffè e sono ancora ogni giorno dietro al bancone. Per quanto tempo continueranno? «Dipende dalla nostra salute», dice Franco. Un bar deve essere un’abitudine Alla fine della conversazione chiedo loro cosa sperano che qualcuno scriva sul Caffè Europa tra cinquant’anni. Franco riflette un attimo. «Quello che siamo stati per la città. Quello che abbiamo lasciato in eredità a Sulmona». Spera che il locale venga ricordato come un luogo familiare: un posto dove tutti possano entrare e dove intere famiglie possano sentirsi a casa. Gli dico che è proprio questo il motivo per cui mi piace frequentare questo tipo di locali. Anche ad Anversa degli Abruzzi ho un bar fisso dove incontro quasi ogni giorno le stesse persone. Non c’è bisogno di fissare sempre un appuntamento preciso. Entri, ordini qualcosa e vedi chi c’è. Franco riassume in definitiva il significato di un bar in modo molto semplice. È un luogo dove si incontrano persone, sia che ci si fermi a lungo sia che si faccia solo un salto veloce: un bar deve essere un’abitudine. Forse questa è proprio la descrizione migliore del Caffè Europa. Non è un locale storico, non è alla moda e non è pensato per essere visitato una sola volta. È un luogo che acquista significato proprio perché le persone vi tornano – ogni giorno, ogni anno e a volte per tutta la vita.

  • Maria, Koningin in Paganica - het Santuario della Madonna d’Appari

    Wanneer je vanuit l’Aquila over de SS17bis richting de Gran Sasso rijdt, kom je vlak na het gehucht Paganica langs het Heiligdom van de Madonna d’Appari, dat pal naast de weg tussen de rotswand en het riviertje de Raiale is gebouwd. In de dertiende eeuw had de herderin Maddalena Chiaravalle op de plek waar zij altijd haar kudde schapen liet grazen een visioen: Onze-Lieve-Vrouw van Smarten (la Madonna Addolorata [1]) verscheen aan haar met de gestorven Christus op haar schoot. De bevolking van het dorp bouwde vervolgens op die plek eerst een votiefheiligdom gewijd aan de Madonna en daarna een kleine tempel tegen het rotsmassief. In de loop der jaren is het gebouw een paar keer uitgebreid en werd de SS17bis aangelegd. In 1999 werden de fresco’s in het interieur gerestaureerd, maar de aardbeving van 2009 bracht veel schade aan, zowel aan het interieur als aan de constructie. Gelukkig verliep de restauratie daarvan voorspoedig, zodat al in 2011 de kerk heropend werd voor publiek. Buitenkant Zoals gezegd is de kerk gebouwd tegen een rots aan. Links van de kerk zie je een tunnel die de SS17bis dwars door het gebergte leidt, dat boven de kerk uitsteekt. De rechthoekig gevel rust op de uitloper van de rots aan de linkerkant. In de bovendorpel van het portaal zien we het monogram IHS, dat door de in l’Aquila begraven heilige Bernardinus van Siena actief werd gebruikt. Boven het portaal bevindt zich in het timpaan een fresco van de Madonna met kind. Het bovenste deel van de gevel is een klokkengevel met drie bogen: twee grote aan de zijkant en de kleinere centrale hoger geplaatst. Een andere ingang bevindt zich in de muur rechts, met ook een timpaan met een fresco van de Madonna met kind en het IHS-monogram van de heilige Bernardinus [2]. Intern Het eerste dat opvalt bij binnenkomst is de enorme hoeveelheid aan fresco’s, op de muren en plafonds zowel in de kerk als op het priesterkoor. De kerk heeft een enkel schip met een zesdelig kruisgewelf dat rust op zes halve pilaren. De linkermuur van het priesterkoor, waarschijnlijk het oudste gedeelte van het gebouw, loopt taps toe: je ziet dat daar de rots als het ware de kerk binnenkomt. Foto links auteur; tekening rechts afkomstig van www.joostdevree.nl De kwaliteit van de fresco’s is voor een groot deel weliswaar matig, maar ze zijn scenografisch en iconografisch interessant te noemen. Zie hier een korte impressie op YouTube. De fresco’s op de muren van het schip van de kerk Na binnenkomst zien we links op de muur de Madonna met kind met heiligen, een laat zestiende-eeuws fresco. Op de rechtermuur bevindt zich halverwege een altaar waarboven de communie van de apostelen is uitgebeeld, een werk van Pierfrancesco da Montereale, een kunstenaar die in de tweede helft van de zestiende eeuw in Abruzzo actief was. Daarboven, in het lunet, het gebed in de Hof van Getsemane. Rechts van het altaar zijn de fresco’s in twee registers gerangschikt. Bovenaan vrome vrouwen bij het graf en de aartsengel Michael. Onder het raam zien we een knielend biddende figuur (niet duidelijk wie). In het onderste register de Madonna met Kind met daarnaast de heilige Leonardus (zonder hoofd) met de datum 1541 en dan de heilige Martinus te paard die de mantel aan arme geeft. Let op de hoorntjes die de arme op zijn hoofd heeft: een verwijzing naar de strijd die Martinus regelmatig met de duivel had? Met de klok mee: biddende figuur - vrome vrouwen bij het graf - aartsengel Michael - Heilige Martinus met duivel - Madonna met Kind Links van het altaar drie afbeeldingen van heiligen: een groot fresco van Sint Antonius van Padua (herkenbaar aan de lelie), met links van daarvan een kleinere afbeelding van dezelfde heilige en rechts Sint Bernardinus, met ook hier weer het IHS-monogram. Eronder het jaartal 1631. Nog iets verder zien we Madonna met Kind met daaronder volgens sommigen ook weer het gebed in de Hof van Getsemane. De fresco’s op het plafond van het schip van de kerk: Maria Koningin Hoewel de kerk is opgericht om te herdenken dat Maria daar is verschenen (d’Appari) en zij verschenen was als ‘Addolorata’ (Onze-Lieve-Vrouwe der smarten) staat in de fresco’s van het zesdelige kruisgewelf niet haar lijden, maar haar kroning tot koningin letterlijk centraal: de Moeder Gods werd aan het einde van haar aardse leven door God in de hemel opgenomen en door de verrezen en ten hemel opgestegen Christus als Koningin des Hemels gekroond. De fresco’s op het plafond zijn weliswaar niet van een erg begaafde kunstenaar, maar alles is erop gericht om aan de gelovigen duidelijk te maken dat Maria als Moeder van de Messias een cruciale rol had in de vervulling van de profetieën van het Oude Testament. Rondom de scene van de kroning laten engelen niet alleen met spreukbanden zien van wie Maria de koningin is (van de engelen, van de kerkvaders, van de apostelen en de evangelisten etc.), maar ook bevestigen zij met teksten de rol van Maria in de vervulling van de geschriften hebben voorspeld. Datzelfde doen de figuren daaromheen: profeten, kerkvaders en Sibyllen [3]. Zo zijn op de eerste boog aan de rechterkant goed te zien de profeet Hosea (Osias), de Sibylle van Erythrea en de profeet Baruch en links de Sibylle van Europa (een latere toevoeging aan de schare Sibylles). Vlak achter de boog zien we links de Sibylle Agrippa en rechts de Tiburtina. Op het rechtergedeelte van het gewelf zijn de Sibylle van de Hellespont en de Perzische herkenbaar, met tussen hen in de profeten Daniel en Jesaia. Op de linkerhelft van het gewelf zien we de Lybische Sibylle. En tot slot zijn ook enkele kerkvaders goed herkenbaar, zoals Cyprianus, Basilius en Origines. Klik op de pijl naar links <- of naar rechts -> of op de miniaturen rechts om meer foto's te zien Het priesterkoor Op het priesterkoor, waar het altaar staat en de eucharistie gevierd wordt, staat uiteraard het Lijdensverhaal centraal. Maar ook hier heeft Maria een belangrijke plek. Het priesterkoor ligt iets hoger dan het schip en wordt afgescheiden door een witte stenen balustrade, waarboven zich de triomfboog bevindt. Op de triomfboog zien we apostelen en de vier evangelisten: helemaal bovenin Johannes de Evangelist, met links van hem de apostel Paulus (te herkennen aan het kruis) en rechts de apostel Petrus (met de sleutels). In de linkermuur een ‘aedicula’ aan, een kapelletje in de muur. Het zou de originele votiefheiligdom zijn en om die reden is de piëta erin afgebeeld. Op de rest van de linkermuur wordt het leven van Maria in scenes uitgebeeld. De fresco’s, van beduidend betere kwaliteit, dateren van omstreeks 1540-1550 en zijn het werk van Pierfrancesco da Montereale (die van de fresco’s van het kleine altaar), misschien met de medewerking van zijn vader Francesco, eveneens een in Abruzzo bekende schilder. Het verhaal leest zich van boven naar beneden: de geboorte van Maria in het comfort van een rijke familie (wat een verschil met de sobere geboorte van Christus, enkele afbeeldingen later), Maria wordt als klein meisje door haar ouders naar de tempel gebracht (waar zij vervolgens negen haar verblijft), de verloving met Jozef (compleet met een teleurgestelde aanbidder die de stok breekt aan wiens falen hij zijn liefde tevergeefs had toevertrouwd), de annunciatie, het bezoek aan Elizabeth, de geboorte van Christus, de drie koningen. Daarnaast dus de aedicula, met daarin de rouwende Maria met haar gestorven Zoon in haar schoot. Klik op de pijl naar links <- of naar rechts -> of op de miniaturen rechts om meer foto's te zien De achterwand en linkermuur van het koor laten het Lijdensverhaal: de gang van Jezus met het kruis naar Golgotha (let op de wit geborduurde tuniek van Jezus) en rechts de kruisiging en de graflegging van Jezus. Boven, op het gewelf, geeft God de Vader zijn zegen, omringd door een enorme schare musicerende engelen en cherubijnen. Klik hier voor een korte impressie van het priesterkoor. Enkele andere wetenswaardigheden Let bij binnenkomst ook op de onderkant van het wijwatervat aan muur bij ingang: dat wordt ondersteund door een hand. Binnen in de kerk was er vroeger een tempera op hout waarop de Madonna op de troon werd afgebeeld, een werk van Andrea Delitio daterend uit de tweede helft van de 15e eeuw, dat zich nu in het Nationaal Museum van Abruzzo in l’Aquila bevindt. In de kerk bevindt zich ook een kostbaar orgel met 400 pijpen, gebouwd door de Romeinse kunstenaar Tommaso Vayola in 1857. In de zomer worden er orgelconcerten gehouden. De Madonna d'Appari wordt gevierd op de dinsdag na Pasen. Vroeger gingen de inwoners van de nabijgelegen plaatsjes Paganica, Camarda en Assergi dan naar de kerk om de mis bij te wonen en vervolgens deel te nemen aan de processie met het standbeeld van de Piëta, dat nu niet meer in het heiligdom wordt bewaard. Ze vertrokken 's morgens vroeg en brachten dan een stuk 'paaspizza' van de vorige dagen en wat zelfgemaakte salami met zich mee. Bronnen: Diverse pagina’s van Wikipedia https://www.iluoghidelsilenzio.it/santuario-della-madonna-dappari-paganica-aq/ http://portalecultura.egov.regione.abruzzo.it/abruzzocultura/loadcard.do?id_card=116363&force=1&theme=aritnew https://www.archeoclublaquila.it/articoli/cat/85-contado-aquilano/93-percorso-per-e-attorno-a-madonna-d-appari.html Voetnoten [1] Wanneer Maria als Onze-Lieve-Vrouwe van Smarten wordt aanbeden, staan naar zeven ‘smarten’ centraal, waarvan de laatste vier deel uitmaken van het Lijdensverhaal: Maria’s ontmoeting met Jezus op weg naar Golgotha, Maria bij het Kruis, Maria die het dode lichaam van haar Zoon op school heeft (de ‘piëta’) en Maria bij het begraven van Jezus. [2] Het IHS-monogram, die de eerste letters van de naam Jezus in het Grieks voorstellen, werd vooral bekend als embleem van de orde van de Jezuïeten, maar werd ook al door heiligen in de eeuwen daarvoor uitgedragen. Bernardinus van Siena was een van hen. Hij ligt begraven in de Chiesa di S. Bernardino in l’Aquila. [3] In de Klassieke Oudheid waren de Sibyllen vrouwelijke orakels, in het bijzonder priesteressen van Apollo. Vanaf de late Middeleeuwen beschouwde de kerk twaalf van hen als profetessen van de komst van Christus, als heidense tegenhangers van de profeten uit het Oude Testament. In die hoedanigheid werden ze afgebeeld in de kunst, bijvoorbeeld op het plafond van de Sixtijnse Kapel in het Vaticaan.

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